
Giorgio Papandreou, sconfitto due volte consecutive dall'attuale premier Costas Karamanlis, si è preso la rivincita alle urne e si appresta a guidare per la prima volta la Grecia con un programma di governo inteso a stimolare la ripresa senza nuovi sacrifici per una popolazione ormai stanca di crisi e di scandali. Giorgio, un leader tranquillo dai modi garbati e anticonformista, era all'inizio sospettato nel partito e fuori di non avere la fermezza necessaria per guidare una grande forza politica o addirittura il paese.
Egli ha invece saputo uscire dall'ombra dell'ex premier socialista Costas Simitis e riportare, a suo modo e quasi senza enfasi, i socialisti al governo dopo sei anni di centrodestra.
E' figlio di Andrea, ex professore universitario e fondatore del Pasok, che nel 1981 andò al potere sconfiggendo il vecchio Costantino Karamanlis, "il padre della patria". Giorgio è anche nipote del suo omonimo Giorgio, "il grande vecchio" della democrazia ellenica che guidò il paese prima del colpo di stato dei colonnelli. L'attuale presidente del Pasok, 57 anni, ha due figli da due matrimoni. E' nato a Saint Paul, Minnesota, da madre americana. Sociologo, ha avuto un'educazione cosmopolita studiando oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Svezia e Inghilterra. Tornò in patria nel 1974 insieme al padre dopo la caduta della dittatura dei colonnelli. Venne eletto deputato nel 1981, lo stesso anno in cui suo padre fu eletto premier. Ricopre attualmente anche la carica di presidente della Internazionale Socialista. Se non aveva finora mai guidato un governo, è stato però due volte ministro dell'Istruzione e quindi degli Esteri dal 1999 al 2004, anno in cui prese in mano la guida del Pasok, poco prima di essere sconfitto da Karamanlis. Papandreou ha proposto un piano da 3 miliardi di euro per rilanciare l'economia attraverso investimenti, 'sviluppo verde' e protezione dei consumatori, finanziandolo con una riduzione delle spese statali e una ridistribuzione fiscale volta a tassare soprattutto i ricchi e la chiesa. La sua era una vittoria annunciata, vista soprattuto come una protesta contro l'incapacità di Karamanlis di affrontare la crisi economica e di ripulire il suo partito dalla corruzione. Non era certo fino all'ultimo invece se avrebbe avuto la maggioranza sufficiente per governare. (ansa.it)